I soliti eventi aziendali non funzionano più. I team building spesso non lasciano un segno significativo e duraturo. Format frontali, con poca energia e senza ritmo, un coinvolgimento solo di superficie finiscono per produrre l’opposto dell’effetto sperato. Noia e, soprattutto, distacco. Quando invece progettiamo gli eventi e i team building con intenzione diventano spazi per rafforzare i legami, costruire significato collettivo, radicare l’appartenenza intorno al perché aziendale. Tutti obiettivi strategici per organizzazioni più resilienti nell’incertezza e nei momenti di passaggio.

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Ripensare gli eventi aziendali e i team building

Se nella tua organizzazione il coinvolgimento è basso, non sei un’eccezione. Secondo l’indagine State of The Global Workplace: 2022 Report di Gallup, solo il 4% di chi lavora in Italia sente pieno coinvolgimento in quello che fa. Non bastano un evento o un team building per cambiare radicalmente ma possono essere il primo passo facile e concreto per cambiare prospettiva e costruire appartenenza tangibile – con l’esperienza, non solo con le parole. Si tratta di un movimento strategico per le organizzazioni, anche alla luce dei numeri 

Secondo la ricerca di McKinsey sul fenomeno della Great Attrition, il 51% dei dipendenti che hanno lasciato il lavoro nell’arco di 6 mesi ha citato la mancanza di senso di appartenenza come ragione principale. McKinsey sottolinea che il semplice “far parte” dell’azienda non basta, le organizzazioni devono costruire attivamente comunità, coesione e senso di appartenenza attraverso esperienze condivise significative.

Ecco il senso ultimo dell’evento aziendale o del team building: modellare il contesto, fare esperienza insieme, gettare le basi per dare un significato al noi. Questo consente alle organizzazioni non solo di trattenere le persone ma di diventare più coese e solide nelle fasi di transizione.

Identikit di un format che funziona

L’evento aziendale come “uno spazio per”

Se non abbiamo chiari gli obiettivi, se diventa un trasferimento di informazioni, se si limita a una vetrina, l’evento serve a poco. Pensare l’evento aziendale come “uno spazio per” aiuta a capire cosa fare e cosa no.

Ad esempio: se si tratta di comunicare i risultati raggiunti insieme, l’evento potrebbe diventare spazio per celebrare. Oppure uno spazio per condividere la visione costruendo insieme il manifesto. O anche lo spazio per radicare i valori giocando, connettere le persone al perché, esplorare le tensioni sommerse in modo sicuro, fare squadra tra sedi diverse o dopo una acquisizione.

Lo spazio parla

Non comunichiamo solo attraverso ciò che diciamo: tutto quello che facciamo rivela in modo limpido che impresa siamo e vogliamo essere. Se le persone sono sedute davanti a un palco restituiremo l’immagine di una gerarchia distanziante. Se le prime file sono assegnate tracceremo un confine palpabile.

Lo spazio offre una lettura percepibile delle dinamiche invisibili. Più è aperto e organizzato con intenzione, più riusciremo a rappresentare l’organizzazione come sistema vivente, dove le persone collaborano per un fine comune in modo dinamico.

L’incontro è storia vivente, deve avere ritmo

Non basta mettere interventi in sequenza, magari con qualche persona a tenere il filo. Progettare un incontro significa disegnare un format che racconta una storia collettiva: per funzionare deve avere ritmo. Momenti diversi con tempi definiti progettati per obiettivi distinti. Organizzare fasi che chiedono di attivare modalità cognitive diverse aiuta a mantenere l’attenzione e favorisce l’apprendimento. Così l’incontro non è solo spendere del tempo insieme ma renderlo interessante e significativo.

Cosa possiamo fare insieme

Partecipazione non è solo un momento, è un modo di stare al mondo. Produce un impatto duraturo se pensiamo e progettiamo in modo partecipato, se la partecipazione attraversa tutte le tre fasi principali: il prima, il durante, il dopo.

Prima: il co-design degli eventi aziendali

La partecipazione comincia con la progettazione. Per questo parliamo di co-design dell’iniziativa. Il primo passo è sempre l’ascolto. Non solo survey, costruiamo momenti di ascolto guidati.

Durante: co-design, laboratori creativi, serious game

Il design collaborativo e il gioco trasformano l’evento aziendale in una esperienza creativa memorabile: qualcosa che ricordiamo perché abbiamo preso parte con la nostra voce, il nostro corpo, la nostra personalità.

Attraverso la facilitazione costruiamo spazi accoglienti e inclusivi, e ci prendiamo cura delle dinamiche di relazione che emergono e del dialogo tra diversità.

Dopo: il follow-up per la lettura strategica dell’esperienza

Quando finisce l’evento cosa portiamo nel lavoro del giorno dopo? Cosa radichiamo? In che modo siamo un team diverso? La raccolta del feedback serve a capirlo e a cogliere l’inaspettato che può diventare base di partenza per una dinamica di analisi o per una lettura più profonda.

Case history: eventi aziendali significativi

 

 

Da dove cominciare?

Se hai pensato: “Tutto molto interessante!”, ma non sai come trasformare il tuo prossimo evento aziendale, sentiamoci. Per prima cosa ci mettiamo in ascolto e se ti va progettiamo insieme la prossima esperienza partecipata.