Un lavoro bello, oggi, come è? Superata la mitologia del passato fatta di posto fisso, stabilità e crescita lineare della carriera, come organizzazioni su quale patto costruiamo la relazione con le persone? Come possiamo attrarre talenti e costruire un’alleanza con dipendenti e personale oltre l’aspetto salariale? Ne abbiamo parlato raccontando la storia di ènostra nel primo episodio di “Goodbye Taylor”  il podcast di TARA Facilitazione per salutare i vecchi modelli organizzativi. Qui i punti chiave. 

Il lavoro bello non è più quello di una volta

Se vogliamo ricostruire una relazione significativa tra chi crea lavoro e chi lo fa, come imprese dobbiamo partire da un assunto: nello scenario attuale la classica narrativa produttiva non funziona più.

  • La Promessa Infranta del Lavoro:

    Nella storia dell’umanità il lavoro è come un “superpotere” capace di trasformare la società e garantire progresso personale e collettivo. Verso il sol dell’avvenire se ci andremo lo faremo insieme (forse), di sicuro lavorando un sacco.  E se la “promessa evolutiva” non si avvera più?

  • L’Epifania Pandemica:

    La pandemia ha accelerato una “riscrittura delle priorità“, dopo la narrativa produttiva degli anni Ottanta e lo smantellamento delle tutele dei Novanta,  complice lo stop pandemico abbiamo capito che essere “workaholic” (dipendenti dal lavoro, sovraccarichi di riunioni e compiti) non è né attraente né efficace. Non ci porterà al successo, piuttosto al burnout. 

  • Riscrivere la relazione tra imprese e Generazione Z:

    Le aziende si confrontano con la necessità di costruire un nuovo “patto” con i lavoratori, specialmente con la Generazione Z, che cerca “quel qualcosa in più” oltre la stabilità o il mero guadagno economico. Scordiamoci i Boomer e la promessa del posto fisso, un bel lavoro, oggi, come è?

Nella pratica, cosa significa un lavoro bello?

Lo abbiamo chieLoLoNe abbiamo discusso con chi è in relazione quotidiana con una varietà di imprese, Claudia Pellicori, cofounder di Cocoon Pro e tra le ideatrici della Beautiful Work Week, e Melania Bigi, cofounder TARA.

  • Bellezza, Bontà e Giustizia 

    Un bel lavoro è bello, buono e giusto. Deve generare impatto positivo sistemico: sulle persone che  lavorano, sull’ambiente e sulla società. Si ispira al concetto greco di “kalos kai agathos” (bello e buono), inteso come funzionale e di impatto.

  • Vantaggi e Funzionalità del lavoro bello

     Oltre a raccontare quello che non funziona dovremmo costruire una narrativa pubblica positiva del lavoro, fondata sui vantaggi del “Beautiful Work”

    • Meno turnover e meno ansia
    • Maggiore retention dei talenti
    • Maggiore motivazione a partecipare, co-creare e collaborare.
    • Aumento della fiducia e dell’apprendimento.
  • Un identikit possibile

    Un bel lavoro è guidato da uno scopo, ha un impatto positivo sul mondo ed è funzionale nella vita quotidiana, quasi come uno strumento ergonomico.

Il lavoro rigenerativo

L’aggettivo rigenerativo è un concetto chiave e di moda: per questo rischia di diventare un’etichetta ripetuta e vuota. Ce ne ri-appropriamo nella riflessione a partire da una metafora.

  • L’Allegoria della “Mela Reintegrata”

    Per ricostruire una narrazione pubblica sul lavoro possiamo partire da una metafora, la mela reintegrata di Pistoletto

    • Primo Paradiso: La mela intera, perfetta, simboleggia un ideale irraggiungibile di lavoro.
    • Frattura: La mela morsicata rappresenta il danno ormai inflitto a livello ambientale e sociale, e la rottura tra mondo naturale e tecnologico nel lavoro.
    • Reintegrazione: La mela ricucita simboleggia il lavoro rigenerativo – non un ritorno all’ideale o un inizio da zero, ma la consapevolezza della “frattura” e la ricostruzione.
  • Il significato di “Rigenerare”

Dobbiamo avere consapevolezza che “Ri-generare” è diverso da “generare”. Non è creare dal nulla, ma ricostruire e migliorare con consapevolezza ciò che già esiste.

Cosa può fare una organizzazione per creare lavoro bello e rigenerativo

Alla base della trasformazione del lavoro c’è l’impegno organizzativo a mettersi in gioco e a superare i vecchi modelli. Cosa fatica? Certo, ma produce benefici molto maggiori.

  • Due Tipi di Impegno 

    Nelle organizzazioni produrre e poter offrire un bel lavoro, rigenerativo, significa partire da due premesse.

  • Attraversare la Crisi, non evitarla:

    È fondamentale partire dalla consapevolezza delle “ferite” o delle “fratture” esistenti per poterle rigenerare. Per le organizzazioni significa accettare la realtà e con compassione, sapendo che non si può saltare verso un ideale, progettare una trasformazione rigenerativa. 

  • Uscire dalla Zona di Comfort:

    Non si può più accontentarsi o pensare che “in qualche modo vada bene così”, perché i numeri dimostrano che l’attuale modo di lavorare non funziona, non crea benessere e spesso nemmeno utile, portando i giovani a rifiutare queste dinamiche.

Il Caso Studio: èNostra Cooperativa Energetica

Abbiamo ascoltato Chiara Brogi, vice presidente di ènostra, e Manuele Messineo, responsabile risorse umane, che hanno raccontato come una organizzazione esperta di rigenerazione sta lavorando sulla creazione di un ambiente di lavoro rigenerativo – che crea e non consuma le energie delle persone. Il primo passo? Il retreat aziendale progettato e guidato da Ilaria Magagna di TARA. 

  • Condivisione dei Valori Guida:

    èNostra è guidata da una forte missione valoriale (transizione energetica giusta e inclusiva). La coerenza tra valori personali e lavoro è un potente elemento rigenerativo.

  • Gestione di Frustrazione e Conflitto:

    La consapevolezza sul fatto che il lavoro, anche il più motivante, non è sempre idilliaco è fondamentale. Il punto non è evitare la frustrazione del lavoro, il punto è come l’organizzazione la gestisce e affronta  i fisiologici momenti di stanchezza e conflitto interno. 

  • Prassi rigenerative: 

    • Facilitazione per creare spazi sicuri:

      Introduzione di tecniche di facilitazione nei gruppi di lavoro per affrontare sia tematiche operative che aspetti relazionali e di benessere.

    • Comunicazione Interna Rigenerativa:

      Creazione di un gruppo di lavoro sulla comunicazione interna per mappare strumenti (hard) e dimensioni relazionali (soft). L’obiettivo è creare competenze interne per la gestione dei conflitti e spazi sicuri per comunicare, anche le “conversazioni scomode” che spesso vengono evitate ma che sono cruciali.

    • I “Retreat” come Momenti di Respiro Organizzativo

    • Nei reatreat ci si ferma per rallentare e poi ripartire con più energia.
      • Scopo dei retreat facilitati:

        Incontri residenziali di più giorni (es. 40 persone per 3 giorni) per favorire la relazione, uscire dagli schemi lavorativi classici e creare un “balsamo” relazionale.

      • Benefici:

        Conoscenza reciproca approfondita, discussioni al di là dell’agenda formale, creazione di un senso di comunità.

      • Facilitazione Esterna:

        Fondamentale per permettere a tutti, inclusi i facilitatori interni, di partecipare pienamente ai processi di confronto e scambio.

      • Elementi Chiave dei Retreat:

        Spazi di comunicazione e ascolto profondo, co-progettazione strategica (visione a lungo termine dell’organizzazione).

      • Affrontare il Fallimento:

        I retreat sono spazi sicuri per parlare apertamente di ciò che non funziona o degli “insuccessi”, trasformandoli in opportunità di apprendimento e miglioramento.

Conclusione: una proposta per creare lavoro bello 

  • Il Lavoro bello è Rigenerativo:

    È significativo, allineato con il proposito e i valori delle persone, e permette l’evoluzione personale e organizzativa. Richiede la costruzione di spazi sicuri per affrontare conflitti e la paura di sbagliare.

  • L’Albero come Metafora:

    Le imprese sono come alberi che attraversano stagioni: fioriscono, danno frutti, ma anche perdono le foglie e rallentano. I retreat sono il “momento di respiro” invernale, un tempo per guardarsi dentro e progettare uno spazio interno sicuro, affinché l’organizzazione possa offrire al mondo un “bel lavoro”. Questa è l’unica via per attrarre e trattenere i talenti.

Cosa fare insieme per creare un ambiente di lavoro bello?

Insiemesalutiamoivecchimodellioirganizzativi!Possiamo costruire spazi sicuri per affrontare conversazioni difficili (di solito sono quelle che contano di più).  Possiamo ri-disegnare i flussi di lavoro affinché siano più gestibili e inclusivi. Prima di tutto però sentiamoci: solo a partire dall’esperienza concreta e dalla realtà aziendale è possibile focalizzare il punto chiave per riorganizzare il lavoro. Scrivici oppure fissa una call

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