Saper domandare: un super-potere per le organizzazioni

Perché è fondamentale imparare a fare domande migliori? I contesti caratterizzati da un alto livello di complessità, diversità e interdipendenza in cui viviamo ci richiedono un cambiamento dalla cultura del dire a quella del domandare perché non possiamo illuderci di sapere tutto. Più impariamo ad ammettere la nostra ignoranza e fare umile ricerca di informazioni, più saremo in grado di costruire relazioni positive basate sulla fiducia, comunicare in modo efficace e collaborare per raggiungere gli obiettivi.

Mi sono appassionata al tema delle domande sia per ragioni personali, come racconto in un altro articolo, sia perché è un tema attuale e sempre più necessario vista la complessità in cui viviamo. Come spiega Ilaria Magagna in un suo recente intervento, “relazioni e interdipendenza sono la chiave di lettura di un contesto complesso” e le domande, se poste con un certo tipo di atteggiamento, sono un potente strumento relazionale e generativo.

Domandare deriva dal latino de-mandare ovvero affidare, e richiama una dimensione relazionale di scambio e reciprocità, diversamente da chiedere, che implica un’asimmetria, un bisogno (voglio ottenere qualcosa) e da interrogare, che porta con sé l’idea di verifica e controllo. La domanda è quindi un mezzo di riconoscimento reciproco attraverso il quale possiamo costruire e alimentare relazioni positive.

Viviamo in un mondo sempre più complesso, interrelato e culturalmente diversificato e abbiamo bisogno di saper costruire relazioni per far fronte alle sfide sia a livello personale che organizzativo. Non possiamo però illuderci di comprendere persone diverse e interagire con loro se non siamo in grado di fare domande e ammettere che le altrə possono conoscere cose che potremmo aver bisogno di sapere per svolgere una attività, portare a termine un compito o raggiungere un obiettivo.

La capacità di domandare è in questo senso destinata a diventare necessaria sia nella vita privata, visti i livelli di diversità con cui ci interfacciamo nei contesti quotidiani, sia nelle organizzazioni, per facilitare la comunicazione e la collaborazione fra team interdipendenti, ma sarà imprescindibile soprattutto per chi esercita ruoli di leadership, perché avrà sempre più bisogno di creare contesti che favoriscano una comunicazione aperta e trasparente.

Nonostante ciò, nella nostra cultura viene ancora privilegiato il dire rispetto al domandare e le domande richiamano spesso vissuti ansiogeni legati a esperienze di vita personale, scolastica o lavorativa. Cresciamo in contesti nei quali ha più valore portare a termine un compito piuttosto che costruire relazioni, di conseguenza dover domandare passa per segno di debolezza e ciò cresce con l’aumento del livello gerarchico: chi ricopre posizioni di responsabilità e leadership deve sapere e saper fare, deve affermare. Diventare consapevoli di questi assunti culturali taciti, soprattutto quelli relativi all’autorità, alla fiducia e alla relazione, è essenziale per poter disapprendere ciò che non è più funzionale e favorire un nuovo apprendimento attraverso comportamenti e attitudini diversi. Tuttə ne siamo capaci, si tratta di capire come fare.

Innanzitutto c’è modo e modo di fare domande: cosa, quando e come domandiamo sono elementi chiave per costruire una relazione positiva, che a sua volta facilita la comunicazione e la collaborazione. Spesso poniamo domande che in realtà sono affermazioni, consigli o opinioni camuffate. Le domande generative, quelle che permettono all’interlocutorə di aprirsi, sono invece domande di cui non conosciamo già la risposta. Scaturiscono dalla curiosità e dall’interesse di avere informazioni che non possediamo e hanno il potere di svelare mondi non ancora esplorati, favorendo processi di apprendimento e di cambiamento.

Secondo quanto spiega Edgar H. Schein nel suo libro “L’arte di far domande”, la principale differenza tra dire e domandare è una questione di status temporaneo: dire significa mettere l’interlocutorə in inferiorità perché si presuppone di comunicare qualcosa che l’altrə non sa e dovrebbe sapere; al contrario con la domanda ci rendiamo momentaneamente vulnerabili (umiltà qui ed ora) perché ammettiamo la nostra ignoranza e ci mostriamo dispostə
all’ascolto. Ed è proprio questa subordinazione temporanea che trasmette la sicurezza psicologica necessaria per esprimersi liberamente, creare fiducia e alimentare la costruzione della relazione. E tutto ciò diventa estremamente potente se chi pone la domanda, con atteggiamento di curiosità e interesse, è la persona che esercita leadership.

Domandare in quest’ottica diventa un’arte perché porta con sé un forte potere creativo ma è anche un metodo che richiede pratica ed esercizio. Si può iniziare da subito abituandoci a dire meno e provare a domandare di più, con umiltà e autentico interesse.

Federica Tonolli

Formatrice

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