Per una narrazione nuova

Vogliamo contribuire a costruire una nuova narrazione del mondo e vogliamo farlo ora. A partire dalle parole di uso più comune. Un esempio?

“Buongiorno bambini”.

Ecco il più classico dei saluti quando si entra in classe: con estrema sintesi mostra cosa significa maschile sovraesteso. Si tratta dell’uso del genere maschile allargato a una pluralità nella quale anche solo uno dei soggetti inclusi è di genere maschile. Se in classe ci sono bambine, e se sono la maggioranza, non importa. 

Quando parliamo di una pluralità spesso lo facciamo così, usando il maschile per la moltitudine. Ma esiste un modo diverso per esprimersi? Dobbiamo o possiamo inventarlo? Soprattutto, è giusto sperimentare una maniera inclusiva per parlare, scrivere e comunicare?

Noi pensiamo di sì e non siamo le sole. 

La sperimentazione linguistica che si sta diffondendo, generando dibattito, è la schwa – pronunciata italianizzandola scevà. Si tratta di una e rovesciata (ə) usata nei testi per superare il binarismo di genere e per evitare di attribuirlo, un genere, alle moltitudini.

La sociolinguista Vera Gheno, che ne ha parlato e scritto ampiamente, in una bella intervista al magazine The Submarine ha spiegato che si tratta di uno strumento utile per richiamare l’attenzione su una istanza. Quella dell’inclusione. Non è, la schwa, la via per abolire i generi o per usare un genere indistinto, si tratta, piuttosto, di individuare uno strumento per una lingua inclusiva. Silvia Costantino, della casa editrice indipendente Effequ, ha spiegato al Sole 24 Ore: “Non si tratta di legittimare dei generi attraverso il linguaggio, questi generi esistono di per sé! Si tratta invece di permettere alle persone di riconoscersi in un testo che altrimenti avrebbero visto come destinato ad altri.”

E se anche il Comune di Castelfranco Emilia, come annunciato su Facebook, ha scelto di usare la schwa per superare il maschile universale, una ragione c’è: la lingua la fa chi la parla. 

Una lingua è come un luogo: la abitiamo, la animiamo noi viventə, con le nostre intenzioni, i nostri valori, le nostre visioni. Le parole sono azioni: costruiscono mondi.

E mondi più inclusivi sono mondi più giusti per ogni persona. A ogni latitudine. A conferma infatti dell’urgenza del dibattito su espressioni linguistiche più inclusive c’è anche la sua estensione e diffusione nel pianeta. Non riguarda solo l’italiano: todes, ad esempio, è il termine proposto per sostituire todos e todas; mentre nei Paesi anglofoni, come ha spiegato Gheno, si discute dell’adozione di they al singolare al posto di he e she. 

Dentro Tara, quindi, abbiamo deciso di usare la schwa nei nostri testi.

Alcuni limiti, come in molte sperimentazioni, ci sono anche in questo caso. Ad esempio l’uso sistematico della schwa rende meno fluida la fase di elaborazione di un testo, anche se il carattere è presente tra quelli speciali dei più comuni programmi di scrittura. Si potrebbe obiettare, allora, proponendo di adottare l’asterisco o la chiocciola alla fine delle parole. Ma c’è un problema: questi segni grafici non hanno un suono mentra la schwa sì. Non solo è presente nell’alfabeto fonetico internazionale ma anche in alcuni dialetti, tra cui, ad esempio, il napoletano. Schwa è la vocale media per eccellenza e si pronuncia senza deformare la bocca, o con la bocca a riposo. Per chi parla bene inglese è ancora più facile capire, il suono è simile alla a iniziale di again o per i francofoni è come la e di petit. 

Infine scegliamo di raccontare la nostra scelta linguistica in questo momento, dopo averla sperimentata un po’, per un motivo: maggio è il mese mariano e ci sembra l’occasione simbolica per provare a contribuire a una narrazione nuova e inclusiva. 

Il nostro Codesign The Future, il 13 maggio, sarà dedicato al tema “donne, che impresa!” e OltreTara, la nostra rubrica del sabato con la proposta di temi interessanti, sarà caratterizzata da uno sguardo femminista sul mondo. 

Buona nuova narrazione, allora, e buon mondo nuovo!

Per contribuire alla conversazione entra nella nostra community Telegram Codesign The Future

Per approfondire:

Qui il video di Vera Gheno che spiega come pronunciare la schwa 

Qui una panoramica sulle regole e le pratiche dell’italiano inclusivo.

Federica Colonna

Responsabile comunicazione e strategie narrative TARA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *