Lasciare andare, per andare avanti

“Chi lascia la vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova”

Questo monito non soltanto suona bene, ma racconta anche la base di una difficoltà che conosciamo piuttosto bene. La difficoltà di lasciar andare. Ci risulta difficile lasciar andare perché il passato è noto, conosciuto, certo. In totale contrasto col futuro – ambiguo, oscuro, indefinito. Ma come facciamo a cambiare strada allora? Come facciamo ad innovare? Come facciamo ad evolvere?

Priel Korenfeld

Aziende che lavorano sempre allo stesso modo, anche quando i tempi cambiano. Realtà che riproducono da remoto tutto il marcio del loro modo di fare anziché rivederlo. Accelerazioni di piani fallimentari perché si fatica ad aprirsi al confronto. Si potrebbe anche racchiudere tutto nell’ ormai quasi banale “abbiamo sempre fatto così”.

Ma se nel mondo umano conosciamo tutti questa difficoltà, questa resistenza al cambiamento, la Natura non ha questo problema, e forse ci può insegnare qualcosa. Le stagioni si alternano tra loro, ciclicamente. La vita nasce, fiorisce, porta frutti, e poi decade, ciclicamente. La ciclicità sembra essere il disegno stesso della Vita. Perché ci è difficile portarla dentro la nostra vita lavorativa, dentro alle nostre comunità e le nostre imprese?

Serve anche la tenacia, senza dubbio. Alcune cose ce le teniamo a lungo, o addirittura per sempre, significhi quel che significhi. Ma certamente una buona parte delle cose le dobbiamo lasciar andare, prima o poi.

C’è un momento quotidiano, però, che potrebbe ricordarci che in realtà sappiamo benissimo lasciar andare. Quando andiamo in bagno. Il corpo ci insegna come lasciar andare ogni giorno. E che bel sollievo che sentiamo, quando riusciamo a farlo, specie se abbiamo dovuto trattenerci prima.

In quel contesto, è naturale lasciar andare. Tutto quello che mangiamo e beviamo entra nel nostro corpo. Ciò che alimenta, che rafforza, che costruisce il nostro corpo – resta. Ciò che è superfluo, o addirittura risulta tossico al nostro corpo – fa la sua strada, e dovrebbe uscire altrimenti diventa nocivo. Poi abbiamo nuovamente fame, abbiamo sete, abbiamo il vuoto, certo. E quindi il ciclo ricomincia.

E se dovessimo imparare dal nostro corpo, dalla natura, come lasciar andare? Forse potremmo smettere di aggrapparci. Forse come persone, come comunità e come imprese, potremmo andare oltre. Forse potremmo non basarci soltanto su ciò che siamo stati e siamo, ma anche ascoltare ciò che siamo chiamati a diventare.

Priel Korenfeld
Organizational Hacker

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