Agricola Predaia: la trasformazione parte dalla terra

Ciao, sono Graziano Tolve un “trentenne” (+ 2) trentino che ha qualcosa da raccontare, oggi vorrei parlarvi di come sta iniziando un nuovo progetto, quello di Agricola Predaia situata a Coredo in Val di Non (non abbiamo ancora il logo perché siamo appena partiti).
L’ intento è quello di coltivare e vendere ortaggi e prodotti della terra in modo virtuoso, cercherò di spiegarvi nelle prossime righe cosa intendo con questa parola!
Ma ora partirei con la prima domanda, cosa potrebbero fare insieme queste 4 persone?

  • Un industriale di successo
  • Il suo nipote agricoltore ventenne pieno di energie
  • Una ragazza tecnico agraria con la voglia di cambiare
  • Un consulente di sostenibilità che ha tanta voglia di lavorare in team e mettere le mani nella terra (io e il mio ruolo).

Non sappiamo cosa ne uscirà di preciso quando metteremo a sistema l’infinità di risorse del gruppo e del contesto, ma al momento abbiamo pensato di fare un’azienda agricola in permacultura che possa cambiare radicalmente il modo di produrre locale tutto convenzionale, questa realtà si chiamerà Agricola Predaia ma in se racchiuderà tante attività. Ah dimenticavo, nelle vicinanze abbiamo anche le scuole e Casa Sebastiano, una struttura d’eccellenza che accoglie, cura e sviluppa le capacità di diversi ragazzi portatori di autismo e delle loro famiglie.
Ora nel dettaglio non racconterò come queste realtà si sono incontrate, ma questo ecosistema è la ricchezza da cui partiamo e che intendiamo valorizzare tramite il progetto.

La nostra sfida più grande consiste nell’uniformare la nostra visione nelle azioni pratiche, veniamo da mondi diversi e per creare valore insieme abbiamo degli approcci che vanno armonizzati perché a volte in conflitto tra loro. In questo periodo abbiamo appena iniziato i lavori in campo per la preparazione del terreno e degli strumenti per la produzione degli ortaggi.
Tra gli atteggiamenti nemici/alleati la tendenza a fare quello che si è sempre fatto è sempre presente, questo perchè soprattutto per chi ha già l’impresa collaudata (le prime due persone) è il modo migliore per agire, ma la domanda che abbiamo dovuto porci più volte è:
“Cosa distingue il nostro progetto da uno qualsiasi?” e “Perchè dovrebbero sceglierci?”

Qui vengono in aiuto tanti principi/valori tra cui quelli che ci hanno fatto incontrare, prima di tutto la Permacultura che raccoglie gli elementi base per rigenerare i sistemi naturali e sociali a lungo devastati dall’uomo secondo questi 3 principi (che si declinerebbero in 12):

  • CURA DELLA TERRA: preservare il suolo la biodiversità e i cicli naturali
  • CURA DELLE PERSONE: offrire un prodotto salubre e creare reti collaborative e di scambio
  • CONDIVISIONE DELLE RISORSE IN ECCESSO E LIMITARE I CONSUMI: ridistribuire le eccedenze, fissare limiti al consumo; organizzare le risorse.

La concretezza di questa pratica l’abbiamo trovata conoscendo Marcello Bianchi di Maso Zepp, un “milanese atipico” che dopo anni di esperienza in Australia è tornato e ha costruito la sua azienda in un Maso sperduto della Val di Cembra, lui è diventato anche il nostro formatore. Per capire in cosa vorremmo distinguerci vorremmo contemplare i punti principali che sono in antitesi rispetto al modello dell’agricoltura industriale:

  • Fare economia su piccole estensioni (meno di un ettaro)

  • Ridurre al minimo l’utilizzo di macchinari (trattori) e di combustibile

  • Assenza d’uso della chimica per concimare e curare le piante (principio di
    precauzione, non sappiamo la pericolosità di certe sostanze)

  • Utilizzare la varietà naturale e sociale come ricchezza e fare lavorare tutto in sinergia

  • Fare prodotti salubri per il cliente ma soprattutto per chi vive nell’ambiente
    circostante.

Infine ricordarci che esiste qualcuno che ha già affrontato con successo sfide simili e lo possiamo fare anche noi!

Per la nostra TRASFORMAZIONE stiamo coinvolgendo al meglio il gruppo e i numerosi portatori d’interesse che incontreremo nel nostro cammino e le principali azioni saranno:
● Stabilire i punti di connessione tra gli attori in gioco coltivando sane relazioni
● Collegare bisogni reali alla creazione di valore
● Incrementare il valore ambientale dell’ecosistema che ci ospita

Queste attività però non sono misurabili con strumenti classici come il Bilancio Economico, ma occorre qualcosa che misuri il valore del sistema creato, per questo sceglieremo di utilizzare lo strumento del Bilancio del Bene Comune per raccontare, misurare e gestire la qualità delle relazioni con i portatori d’interesse, l’ambiente e le generazioni future. Lo strumento appena citato in genere si utilizza per rendicontare un’azienda già avviata da anni con dei dati da analizzare e dei modi di fare ben collaudati, la nostra sfida sarà utilizzarlo durante la progettazione delle attività svolte. Per questo saremo un po’ costretti a lavorare in controcultura, cioè rimettendo in discussione la cultura dominante del nostro tempo che pone come centrale il profitto la specializzazione e la competizione.

La domanda che ci poniamo a questo punto è:

Quanto questo progetto e le sue azioni riusciranno a trasformare anche tutte le persone che sono in gioco in questa attività?

Che resistenze personali e organizzative troveremo sul nostro cammino?
Quale sarà l’equilibrio tra lo sviluppo di azioni veloci e concrete (spesso troppo impattanti) e l’azione ragionata più lenta, basata su sani principi condivisi?
Nel corso di quest’anno avrete altre informazioni sul progetto e su come portiamo avanti le nostre riunioni operative…


Infine condivido Gli strumenti della nostra Trasformazione:
LIBRO: Abbondanza Miracolosa
MODELLO: Economia del Bene Comune
TECNICHE: Permacultura, Facilitazione

Vi lascio con una frase finale del co-ideatore della Permacultura David Holmgren

“L’ agricoltura tradizionale richiede molto lavoro, l’agricoltura industriale richiede molta energia, e sistemi progettati in permacultura richiedono molte informazioni”.

 

Graziano Tolve

Consulente di sostenibilità

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